Lasciando perdere i riferimenti politici che non ci interessano, finalmente un articolo non fazioso e che non cerca di criminalizzarci...
----------------
La repressione è una, dalla curva ai binari
Francesco Piobbichi
Pisanu ha snocciolato una serie di dati abbastanza evidenti, difficilmente contestabili, che dicono come la violenza negli stadi sia aumentata dopo che la legge precedente è stata di fatto dichiarata incostituzionale.
Nasce cosi l'ennesima campagna di emergenza tesa a catalizzare nella curva tutto il marcio che si addensa nel calcio moderno, un bersaglio facile del resto gli ultras lo sono da sempre, essi sono un soggetto sociale debole, che tende, come ci dicono in molti, a creare un clima di violenza dentro e fuori gli stadi.
In alcune di queste cose c'è del vero, ma stiamo comunque "categorizzando" un fenomeno filtrandolo solamente con le immagini degli incidenti, con i titoli dei giornali, con i commenti televisivi ecc. ecc. Le immagini della violenza fanno emergere insomma solamente un pezzo di un mondo ben più complesso, che non vuole (o non riesce) a dialogare con l'esterno.
Dico questo essendo cresciuto in quel mondo contraddittorio che è la curva, avendo visto per anni la repressione crescere contemporaneamente alla discrezionalità delle forze dell'ordine, vedendola assumere differenti forme a seconda dei governi, degli stadi, dei dirigenti che seguivano una strategia rispetto ad un'altra. Questa sorta di circolo vizioso instaurato tra le campagne mediatiche e le normative che le seguivano ha aumentato nel tempo il livello repressivo, producendo però risultati imprevisti.
La violenza si è frammentata e si è diversificata, gli incidenti avvengono maggiormente lontano dagli stadi (autogril e stazioni) e sempre più contro le forze dell'ordine e, cosa del tutto nuova, stanno aumentando i fenomeni di aggressività legati alle categorie minori.
All'interno delle curve, inoltre, i "gruppi storici" che svolgevano un ruolo informale di controllo della violenza, codificandola nel "codice ultras", sono stati sempre più esposti alla repressione, in questa maniera la geografia dei gruppi si è frammentata in gruppuscoli, ed in molti di questi la logica militare è diventata l'unico elemento costituente.
Facendo insomma dei bilanci ci accorgiamo che l'ideologia repressiva, che già è elevata all'interno degli stadi, non serve per i suoi scopi, l'errore di fondo che si è commesso fino ad oggi è stato quello di paragonare gli Ultras agli Hooligans inglesi, non considerando che le curve, in fin dei conti, sono uno spazio aggregativo e sociale, nel quale la violenza può essere circoscritta e codificata da altre azioni che sono già patrimonio dei gruppi (coreografie, fanzines, progetti di solidarietà, raduni, ecc.).
Ma tali azioni, che vanno verso la partecipazione attiva dei tifosi, non mi pare che rientrino nei canoni del calcio moderno. Questo infatti tende sempre più a far diventare gli stadi in centri commerciali ed i tifosi attivi in clienti passivi.
Detto ciò occorre aprire una riflessione anche rispetto all'impegno del solerte Ascierto, che tende, in continuità con l'ideologia della tolleranza zero, ad estendere il modello repressivo dello stadio all'intera società. E' storia nota, infatti, che la sospensione dei diritti negli stadi, e la contemporanea sperimentazione di nuove strategie repressive, costituiscono il primo gradino per modelli più generali della repressione del dissenso, modelli che poi vedremo in opera in strada, nelle piazze, e magari (perché no?) anche nei binari.